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CrossFit Games 2016. Vincitori e risultati

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Bella ed appassionante l’edizione numero 10 dei CrossFit Games. Sembra ieri, e forse per noi italiani quasi lo è, ma sono già 10 anni che i migliori atleti del globo si ritrovano in California per decretare il “fittest of the world”, il più in forma del mondo. Questo che è divenuto oramai un titolo ambitissimo, viene assegnato dopo aver affrontato numerose prove nei diversi giorni in cui si sviluppa la gara. Essendo il CrossFit lo sport dell’imprevedibile, ogni anno gli organizzatori dell’evento, guidati da Dave Castro, creano prove che spingono gli atleti a dare davvero il massimo, senza per questo adagiarsi sugli allori ma ad essere pronti ad affrontare ostacoli ed avversità sempre diversi. E quest’anno crediamo che il risultato sia stato, per noi umili spettatori interessati, davvero positivo. Argomenti da trattare ne abbiamo davvero molti, ergo procediamo con ordine a partiamo dalla “fine”. Scopriamo subito chi sono stati i campioni di questa edizione.





I vincitori
Mathew Fraser e Katrin Tanja Davidsdottir. L’uomo e la donna più in forma del mondo. Essi sono i campioni di questa edizione. Fraser, giovane statunitense del Vermont classe 1990, dopo essersi accontentato della medaglia d’argento nelle scorse due edizioni, nel 2014 dietro ad un certo Rich Froning di cui parleremo più tardi, e nel 2015 facendosi battere nell’ultima prova da Ben Smith, ottiene finalmente la medaglia d’oro quest’anno, dopo aver dominato sin dall’inizio. Davidsdottir, fortissima e biondissima atleta classe 1993, proveniente dalla lontana e mitica terra d’Islanda, ottiene la sua seconda vittoria consecutiva, dopo aver vinto anche nel 2015. Come lei, fino ad ora, solo un'altra portatrice di sangue vichingo che risponde al nome di Annie Thorisdottir, che vinse le edizioni 2011 e 2012.

Il podio maschile di questa edizione vede al secondo posto quel Ben Smith che vinse nel 2015. Mentre lo scorso anno fu artefice di una clamorosa rimonta nell’ultima prova proprio contro Fraser, quest’anno il divario tra i due è stato netto fin dalle prime battute. Comunque un secondo posto che certifica il valore di un atleta forse meno conosciuto di altri, ma i cui fatti parlano per lui più di mille atteggiamenti da social. Sul gradino più basso del podio il canadese Patrick Vellner, il quale, per essere alla sua prima partecipazione ai CrossFit Games, si è dimostrato davvero valido.

Il podio femminile invece è la copia esatta della scorsa edizione. Medaglia d’argento per la ventitreenne australiana Tia-Clair Toomey, e medaglia di bronzo per un’altra “vichinga” islandese, ossia Sara Sigmundsdottir. Sempre nelle donne speciale menzione per un'altra atleta proveniente dalla terra dei canguri, quella Kara Webb che riceve il premio “Spirit of the Games”, per aver incarnato perfettamente quello “spirito della gara” che si basa anche sull’aspetto sociale e comunitario di questo sport.





Menzione particolare merita un uomo che oramai è diventata leggenda vivente del CrossFit, uno che proprio anche se ce la mette tutta, non ce la fa a perdere ed a non essere il campione. Parliamo ovviamente di Rich Froning Jr il quale si aggiudica il primo posto nella categoria a squadre con il gruppo “CrossFit Mayhem”. "Peccato" che aveva fatto la stessa cosa l’anno scorso. Ed anche nei quattro anni precedenti nella categoria individuale maschile. 6 vittorie nelle ultime 6 partecipazioni. Iniziamo seriamente a credere che sia in qualche modo “investito” dalla grazia divina. Grazia divina che egli stesso non fa certo mistero di non considerare. Tant’è che sul fianco destro ha tatuato “Galatians 6-14” ossia il riferimento di un passo della lettera di San Paolo ai Galati che recita: “Quanto a me sia lungi il gloriarmi dell’altro che della croce del Signore nostro Gesù Cristo, per la quale il mondo è stato per me crocifisso, ed io per il mondo”.





La gara
Anche quest’anno, oltre alle categorie adulte individuali maschili e femminili, erano previste anche le classi giovanili dai 14 ai 17 anni, e le categorie “master” divise in vari gruppi dai 40 anni ai 60+. L’organizzatore Dave Castro aveva deciso, ed annunciato alcune settimane prima, di riproporre un WOD come “Murph”, uno dei lavori più tosti in assoluto che era stato "somministrato" nell’edizione 2015. Per chi non avesse mai avuto l’estremo piacere di affrontarlo, il lavoro prevede 1600m di corsa, poi 100 trazioni alla sbarra, 200 piegamenti sulle braccia, 300 squat a corpo libero, poi di nuovo 1600m di corsa; tutto ciò con un giubbotto da 10kg per gli uomini e 6 per le donzelle. Per chi lo ha fatto, anche se i comuni mortali come noi senza zavorra, è davvero davvero impegnativo. Ad onor del vero, il Murph proposto in questa edizione dei Games era leggermente diverso, poichè i movimenti di ginnastica erano divisi in 5 sequenze da 20 trazioni, 40 piegamenti e 60 squat. (Se volete saperne di più sul Murph vi rimando all’ottimo articolo di “Wodnews) (Video Murph).
Ciò aveva fatto un po’ storcere il naso per tutta una serie di considerazioni che andavano dalla impurezza di un Murph "spezzato", alla noia per gli spettatori, all’eccesso di fatica per gli atleti fino alle ripetitività rispetto alle edizioni precedenti. Tuttavia questo che poteva sembrare un iniziale passo falso, si è inserito perfettamente in un contesto estremamente imprevisto, con la prima parte delle gare che si sono svolte nella tenuta di campagna di Castro, teatro dei leggendari primi giochi del 2007, in cui erano stati installati grandi cartelloni con tutti i vincitori delle edizioni passate, per dare anche esteriormente un senso di continuità storica tra l’ieri e l’oggi.





Gli atleti, solo per le categorie individuali adulte, sono stati presi e portati in autobus fino alla tenuta rurale, dove hanno dovuto affrontare le prime tre prove, tra cui una selvaggia e durissima corsa campestre, denominata “Ranch Trail Run” che ha sugellato quel “ritorno alle origini” che probabilmente era nelle intenzioni degli organizzatori. (Video Ranch Trail Run)





Il giorno successivo tutti nell’oceano pacifico per farsi una belle gara di nuoto sui 500m in mare aperto, chiamato con scarsa fantasia "Ocean Swim". Solo a questo punto si è entrati negli stadi, ogni anno sempre più gremiti di pubblico, e dare spettacolo vero con prove intense e mai banali, in cui si sono visti enormi rotoloni da portare a spasso, che a noi rurali italici ricordano le familiari “rotoballe” di fieno che in questo periodo dell’anno decorano le nostre belle campagne, in una prova denominata “Climbing Snail”. (Video Climbing Snail).





Prove di velocità e resistenza lattacida come il “Suicide Sprint”. (Video Suicide Sprint). L’introduzione di un elemento di ginnastica ad altissimo tasso tecnico come i piegamenti in verticale sugli anelli, introdotti per la prima volta nel 2010 e poi accantonati, sono stati rivisitati ed hanno fatto il loro ingresso nella prova “The separator”. (Video Separator). Fino all’evento finale, “Redemption”, in cui è tornata, dopo la devastante esperienza dell’anno scorso, per dare una seconda possibilità agli atleti, come se fosse per loro una redenzione appunto, la pegboard, quella tremenda parete bucata da scalare infilando spuntoni nei buchi. (Video Redemption)





Note finali
Il giudizio su questa edizione, dal nostro umilissimo punto di vista, è positiva. È sempre un piacere vedere i più forti del mondo affrontare prove estreme ed imprevedibili, sottoposti a tensioni psico fisiche davvero notevoli. E tutto questo, per lo meno dal punto di vista degli spettatori, sempre con felice tenacia e autentico spirito di gruppo. Speriamo che possa essere questo, al netto di aspetti meno limpidi e visibili ma sempre aleggianti nell’ambiente, uno dei punti cardine del CrossFit, assieme alla sua universalità e adattabilità. Al prossimo anno.

Lorenzo Mosca


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