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CrossFit Games 2018. Vincitori e sconfitti

Manipulus Mosca
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L’edizione 2018 dei CrossFit Games si conclude con molte certezze e poche novità. Dodicesima edizione della storia di questa competizione, come sempre sotto la supervisione attenta ma informale del deus ex machina Dave Castro, anche quest’anno non si può dire che non sia stato un bell’evento.



D’altronde gli elementi che promettevano per il meglio c’erano tutti: la città di Madison, nel Wisconsin, con il suo clima di certo più mite della rovente California, il suo vasto ambiente naturale e le sue strutture sportive; una formula collaudata e variegata fatta di prove diversificate, negli stadi, sull’acqua e nella terra, a piedi ed in bici; uno sport che nonostante tutto continua a vivere una notevole crescita, come vediamo anche in Italia; i migliori atleti a livello mondiale (con una netta prevalenza di statunitensi, più il nutrito gruppo di canadesi ed australiani ed alcuni agguerriti europei); un’ottima copertura televisiva e soprattutto sui nuovi mezzi di comunicazione digitale, che garantisce ed ha garantito un alto livello di interazione; uno sport che si presta alla spettacolarità e poliedricità degli eventi, risultando quasi mai monotono (anche se quest’anno con le bici ed i vogatori c'erano quasi riusciti).
 
Inoltre, per noi italiani, come non citare la presenza della più numerosa compagine nazionale di sempre, formata da ben 5 atleti, che hanno gareggiato dalle categorie minorenni fino ai super vecchietti. Di certo un motivo di orgoglio in più per seguire l’evento.
 
La nota “dolente”, dolente per noi umili spettatori che vogliamo sempre assistere a battaglie il più combattute possibili, è stato il confermato successo del più in forma e della più in forma del pianeta: onore che è andato nuovamente allo statunitense Mathew Frazer e all’australiana Tia-Clair Toomey. Insomma gli stessi vincitori della scorsa edizione. Il loro predominio è stato quasi assoluto fin dalla prima giornata di gare, e da un certo punto in poi la vera battaglia si è spostata sugli altri gradini del podio.




 
I WOD più belli (ed i più brutti)

Come ogni anno non possiamo non dilettarci nello stilare il nostro personale podio tra i ben 14 eventi che hanno contraddistinto la categoria individual di questa edizione, quella più prestigiosa.

Sul terzo gradino del podio “The Battleground” (il campo di battaglia), prova promossa niente di meno che dal corpo dei marines, una delle innumerevoli sfaccettature che denotano gli USA rispetto al nostro Paese. (Immaginate una partita di calcio che fosse patrocinata dagli incursori del Col Moschin, sai che polemiche che alzerebbero). Comunque la prova in questione era un percorso di guerra, da compiersi con il giubbotto zavorrato (come se fosse un giubbotto antiproiettile), ed in cui vi era il trascinamento di un manichino del peso di circa 75kg (come fosse un soldato ferito). Prova divertente da vedere e che ha riservato anche notevoli sorprese e qualche infortunio ed abbandono illustre, come la statunitense Emily Bridgers.

Medaglia d’argento per “Aeneas”, in onore dell’eroe virgiliano Enea, illustre antenato della stirpe latina. Non può non averci fatto piacere la cosa, da un lato, mentre dall’altro, ci ha disturbato il fatto che Dave Castro denoti una sensibilità verso la cultura ed il mondo classico, di certo maggiore delll’ostentato menefreghismo verso la propria identità che denota noi italiani (come a dire che si interessano più loro alle cose nostre che noi alle nostre cose). Al netto della digressione epica sull’eroe troiano, questa è stata l’ultima delle prove, e consisteva in 4 salite sulla pegboard, la parete di legno bucata, poi 40 movimenti thruster con il bilanciere e poi 3 distanze da percorrere sorreggendo lo yoke, una specie di struttura metallica, che via via veniva caricata ulteriormente, a simboleggiare la fuga di Enea dalla città di Troia in fiamme, con il padre Anchise, il figlio Ascanio e la moglie Creusa.
 
Il WOD che però ci ha divertito maggiormente è una riproposizione fedele della prova finale dello scorso anno, "Fibonacci". Nonché ulteriore esempio di riconoscenza verso un insigne rappresentante del genio italico, quel Leonardo Pisano detto “Il fibonacci” da Pisa, matematico medievale celebre per la sua sequenza numerica, una parte della quale infatti ricorre anche in questa prova dei Games. La quale infatti era strutturata seguendo i numeri 5-8-13, con l’accoppiata piegamenti in verticale dalle parallelette e stacchi da terra con 2 kettlebell, ciascuna del peso di “soli” 90 kg per gli uomini e 56 kg per le donne. Per poi terminare con 89 piedi (altro numero della sequenza, corrispondente a 27 metri), eseguiti in affondi con due kettlebell sopra la testa, ciascuna da 24kg gli uomini e da 16 kg le donne. Prova davvero impegnativa anche per degli atleti di altissimo livello come loro, tant’è che non tutti sono riusciti a completarla nel tempo limite di 6 minuti.
 
Non ci sono piaciute, al contrario, la prima prova, la gara in bici, per via del percorso monotono e pianeggiante, come anche la maratona di vogatore, 42km e rotti di vogate che segnano probabilmente il nuovo record come prova più lunga della storia dei Games (che ha messo a dura prova, per chi ha avuto l’ardire, il grado di pazienza e la distruzione di zebedei conseguente).




 
Vincitori e sconfitti

Per galanteria iniziamo la nostra disamina dalle signore. Come abbiamo già detto, vince e bissa il successo dell’anno scorso, direttamente dalla terra dei canguri, Tia-Clair Toomey con 1154 punti. Al secondo posto si piazza l’ungherese Laura Horvath con 1090 punti, mentre sul gradino più basso del podio troviamo l’islandese Katrin Tanja Davidsdottir con 1020 punti. Ennesimo podio non "made in USA". Da segnalare inoltre gli abbandoni illustri, oltre che di Emily Bridges, dell’islandese Sara Sigmundsdottir.

Negli uomini, sempre categoria individual, terza vittoria consecutiva per Mathew Frazer con 1162 punti. Al secondo posto, dopo il bronzo dell’anno scorso intervenuto per squalifica di Ricky Garand causa doping, si è piazzato il canadese Patrick Vellner con 942 punti. Mentre sul gradino più basso del podio troviamo lo svedese Lucas Hogberg con 886 punti, il quale, nonostante avesse lo stesso punteggio del canadese Brent Fikowsky, ha ottenuto il bronzo per il fatto di aver vinto più eventi.
 
Menzione particolare non possiamo non dedicarla alla leggenda Rich Froning il quale, con la sua “CrossFit Mayhem” vince la gara a squadre, dopo il successo del 2015, quello del 2016 ed il secondo posto (maldigerito) del 2017.





 
Gli atleti italiani
 
Ed ora finalmente veniamo agli italiani. Dei nostri 5 portabandiera, Giulio Silvino e Bernard Luzi, nella loro seconda partecipazione consecutiva, hanno gareggiato nella stessa categoria 45-49 anni, terminando il primo al 6° posto ed il secondo all’11°. Da segnalare la vittoria di Silvino nella prova di pesistica olimpica e quella di Luzi nei 500 metri di nuoto. Altra “veterana” con la sua seconda partecipazione ai giochi, è Marina Novelli nella categoria 40-44 anni, che si piazza al 13° posto.

Prima partecipazione ai giochi per il più vecchio ed il diversamente vecchio della compagine: parliamo di Peter De Sury nella categoria 60+, che ottiene un 17° posto, e di Niccolò Colli, nella categoria 16-17 anni, che è arrivato in 12° posizione. A tutti loro non possiamo che rivolgere il nostro saluto ed il nostro in bocca al lupo per il futuro, affinché il tricolore possa sventolare sempre più alto.
 



Non ci resta che salutarvi e darvi l’appuntamento al prossimo anno, ricordando di seguire i nostri articoli e la nostra pagina, anche per discutere di questi argomenti. Ci vediamo ai CrossFit Games 2019.

PS: Tutte le foto sono prese da sito ufficiale dei CrossFit Games






Per ulteriori approfondimenti vi rimandiamo alla nostra pagina "ARTICOLI MIGLIORI", oppure cliccate sotto:








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