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Il CrossFit è una setta? 5 Indizi per scoprirlo

Manipulus Mosca
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Tags: crossfit



 
“Associazione di persone che seguono e difendono una particolare dottrina filosofica, religiosa o politica”. Questo è ciò che riporta il vocabolario alla parola “setta”.

Ma il CrossFit, o meglio, i praticanti di questo sport, sono una setta?

Partiamo subito con la nostra indagine.

 


 
La genesi

Questa amabile riflessione nasce da un’esperienza vissuta poco tempo fa. Partecipavo, come discente, ad una grande conferenza sportiva di diversi giorni, in cui erano presenti autorevoli ricercatori ed allenatori, preparatori, nutrizionisti ed esperti di settore che gravitano intorno allo sport. In platea vi erano decine di persone, provenienti dalle più disparate attività, dagli sport individuali a quelli di squadra, da quelli giovanili ai master, da quelli di potenza a quelli di resistenza. Insomma una eterogenea immagine delle scienze motorie. Mentre io, per tutta la durata dell’evento, strutturatosi in diverse giornate di studio e lavoro, sfoderavo le mie ancestrali doti di esperto in pubbliche relazioni, cercando di esercitare la mia curiosità con gli altri partecipanti, e interrogandoli insistentemente anche sul loro sport di provenienza, mi ero fatto l’idea di essere uno dei pochi, assieme ad un altro paio di mosche bianche, a provenire (anche) dal mondo del CrossFit.

(Avete appena letto uno di quei periodi grammaticali che sostengono una tesi ed in cui, alla fine, si insinua un “però” che prepara ad un ribaltamento totale della premessa)

Però, quando è stato chiesto a tutti i partecipanti di dichiarare la propria disciplina di provenienza, con mio inaspettato sussulto, indovinate quale era lo sport più popolare in quella platea? Esatto, proprio il CrossFit.
 
E, da quel momento, il CrossFit è diventato argomento di discussioni e domande sia verso i relatori, sia tra di noi. Come se i praticanti, con le dovute eccezioni, fossero rimasti volutamente silenti, e solo dopo aver constatato la loro maggioranza, si fossero sentiti liberi e sicuri di esternare il proprio pensiero.

E lì ho iniziato a maturare l’idea che quell’atteggiamento silente e nascosto, fino alla constatazione di essere in tanti, sembrerebbe essere tipico di quel raggruppamento umano che noi chiamiamo, con accezione negativa, “setta”. E se i praticanti di CrossFit fossero una setta?

Ovviamente il concetto di setta è paradossalmente biunivoco e bidirezionale: è percettivo sia dall’interno del gruppo in questione (i membri del gruppo si sentono setta), ma anche all’esterno del gruppo (gli altri vedono un determinato gruppo come setta). E potrebbe bastare anche solo una delle due dinamiche per poter definire un gruppo come tale.




 
1. I crossfitter hanno segni esteriori di riconoscimento

Una delle prima caratteristiche di ogni setta sono i segni di riconoscimento, tali da differenziare il gruppo sia internamente che verso gli altri. Questi possono materializzarsi in una divisa, ma anche in un linguaggio comune.
 
Come non ravvisare una “divisa” comune nei crossfitter (mai vocabolo fu più brutto)?

In barba non solo alle richieste specifiche della disciplina, ma in ossequio anche al più tremendo e virulento fenomeno consumistico, i praticanti li riconosci anche dall’abbigliamento. Come nelle più classica tradizione fantozziana composto da: scarpe rigorosamente “da CrossFit”; pantaloncini corti o lunghi attillati che molte volte fanno intravedere cose che sarebbe meglio rimanessero celate, magliette con scritto in ogni dove “CrossFit” (avete mai visto i calciatori o i pallavolisti allenarsi o andare in giro con magliette con scritto in bella mostra “calcio”?); più tutto quell’armamentario specifico, il più delle volte meno utile di una spada in una battaglia di carri armati, fatto da cerotti, nastri, polsiere, ginocchiere, cinte, scarpe da pesistica (ne abbiamo parlato in un nostro recente articolo che potete leggere qui). Il tutto rigorosamente monomarca, o quasi.

Oltre a ciò, il praticante medio di CrossFit lo riconosci dal linguaggio. Da un giorno all’altro infatti, dalla sua bocca escono parole strane e prima sconosciute, un misto di vocaboli inglesi italianizzati e acronimi dall’incerto significato (anche per lui). Tutto ciò è amplificato quando due o più praticanti si incontrano, tra le facce basite e indispettite di altri poveri malcapitati, che nulla ci raccapezzano in questa apoteosi del sincretismo linguistico come nemmeno l’inventore dell’esperanto avrebbe mai immaginato.

 
2. I crossfitter parlano solo di CrossFit

Il secondo indizio per la nostra indagine, dopo aver accertato una certa similarità in vestiti e linguaggio, è considerare che solitamente i membri di una setta parlino tra loro principalmente dello stesso argomento.
 
I crossfitter parlano solo di CrossFit?

Ci dispiace ammetterlo (ma tra noi possiamo anche farlo), ma per molti è così. Non amo la monotematicità, nemmeno per gli argomenti che mi stanno a cuore, tranne forse uno...

Ma non posso fare a meno di riconoscere che molti crossfitter ruotano tutti i loro discorsi, i video che guardano sul telefono, i gruppi o le pagine facebook, gli utenti instagram, su un solo argomento, che è il loro sport. E ciò, incorre in due dinamiche. Da un lato preclude la socialità con i non crossfitter, vuoi perché semplicemente non amano questa attività, o comunque non se ne interessano così tanto da voler ascoltare coloro che ne parlano ad ogni piè sospinto. Inoltre ciò, allontanando gli esterni da un lato, avvicina e cementa tra loro le uniche persone che, potenzialmente, potrebbero esserne interessate: gli altri crossfitter.



 
 
3. Gli altri considerano i crossfitter dei fomentati

Una delle caratteristiche degli esterni ad un determinato gruppo, fornita anche dal fatto di esserne appunto fuori, è quella di ritenere che gli interni siano focalizzati solo su un aspetto ed eccitati solo su quell’aspetto. Questo aspetto ovviamente è il CrossFit. Ciò è fatalmente amplificato dal fatto che questo sport, se visto dall’esterno, potrebbe contribuire a convalidare questo convincimento, grazie a video estremi, modi di fare insensati, e atteggiamenti stigmatizzabili. Se qualcuno volesse documentarsi su cosa sia il CrossFit da internet, non potrebbe che imbattersi nei video delle gare (soprattutto i Games), ovviamente ricavandone un’immagine che definire distorta sarebbe un eufemismo. Sarebbe come documentarsi su come si guida una macchina per l’esame della patente, guardando la Formula 1 o la Moto GP.

Inoltre, non è che alcuni modi di fare dei praticanti siano istruttivi da questo punto di vista. Fotografare e fotografarsi, esibendoli come trofei di guerra con ogni mezzo reale o virtuale che sia, lividi e ferite, non permettono di farsi una corretta idea dello sport da parte degli ignari. Come non parlare infine del tipico atteggiamento fanatico del neofita, che, appena inizia questo sport, e magari si accorge di aver trovato un’attività dalle molte ed efficaci potenzialità, non può fare a meno di rivelare con eccessiva pedanteria logorroica la notizia, provocando, di convesso, rigetto ed intolleranza.

(Proprio come avviene per quei noti venditori di utilissimi ed efficacissimi integratori alimentari che, spinti dal tanto amore per il prossimo quanto per il proprio portafogli, praticamente distruggono ogni relazione sociale nella continua ed incessante vendita, provocando vuoto antropico intorno a loro).

 
4. I crossfitter frequentano solo crossfitter

Anche a causa dell’argomento di cui sopra, ed anche ciò potrebbe accomunare il CrossFit ad una setta, i praticanti di questo sport, per una sorta di attrazione reciproca, tendono a fare gruppo. Non solo, come è ovvio, in palestra (anzi “box” che fa più figo). Ma anche fuori dai luoghi deputati al proprio sport. Tendono a riunirsi tra loro, ad uscire tra loro, ad organizzare eventi tra loro. Ovviamente è molto più facile condividere esperienze ed essere empatici, nel senso etimologico del termine ossia porsi sulla stessa lunghezza d’onda dell’altro, con persone che vivono le tue stesse esperienze. Ciò, d’altro canto, innesca anche dinamiche opposte: gli esterni al gruppo di CrossFit, proprio per questa tendenza a creare socialità solo con gli altri praticanti, vedono in loro un gruppo chiuso.

Proprio per evitare vuoti antropici di cui sopra, e perché in fondo a nessuno piace essere ostracizzato e rifiutato socialmente, i crossfitter, soprattutto quelli “scafati”, come rivelava la mia esperienza al congresso, evitano di rivelare eccessivamente il loro sport praticato. Magari da un lato rafforzando, dall’esterno, questa concezione “segreta” e quindi settaria della loro attività, ma dall’altro evitando discorsi tra tifoserie e discussioni inutili. Ricordo che a quel convegno il CrossFit era il primo sport praticato, superando di gran lunga tutti gli altri, eppure io stesso, che avevo cercato di mostrarlo fin da subito, non ero riuscito a trovarne che un paio.

 


 
5. I crossfitter non amano chi non ama il proprio sport

Ultimo indizio della nostra indagine è una atteggiamento che si manifesta nelle relazioni umane. L’uomo è sempre e potentemente “zoòn politikòn” (animale sociale), come è stato dichiarato millenni fa da Aristotele, ma tende necessariamente a creare la propria comunità all’insegna dell’omogeneità, che conferisce quel senso di protezione e sicurezza. Ecco perché il simile sceglie sempre il simile. Accade in aspetti ben più importanti, figurarsi se non avvenga, consciamente o meno, nel CrossFit. I praticanti, che rivelano questo aspetto come un segno di omogeneità, tendono ad aggregarsi, preferendo queste occasioni ad altre con esterni alla loro passione sportiva.
 
 
Conclusione

Si conclude qui questa pseudo indagine sul CrossFit e sul suo potersi considerare una setta. Abbiamo giocato e ci siamo presi in giro, io per primo, che credo di farne parte. Al di là del gioco semiserio, ciò che ho voluto mettere in evidenza è una che una certa dose di ironia, verso noi stessi, i nostri modi di fare, il nostro linguaggio e i nostri atteggiamenti. Prediamoci in giro, perché l’ironia, e soprattutto l’autoironia, è sinonimo di grande sicurezza e padronanza di sé.

E voi che ne pensate, ma questo CrossFit è una setta?
 





Per ulteriori approfondimenti vi rimandiamo alla pagina "ARTICOLI MIGLIORI", oppure cliccate sotto:








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