Un sogno in decollo: un'adolescente alle prese con il CrossFit - Il blog del Manipulus Mosca - Manipulus Mosca

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Un sogno in decollo: un'adolescente alle prese con il CrossFit

Manipulus Mosca
Pubblicato da in CrossFit ·
Tags: crossfit


 
Ospitiamo sulle nostre pagina la testimonianza di Vittoria, una giovane ragazza che ci parla della sua avventura sportiva con il CrossFit. Speriamo possa essere di vostro gradimento. Buona lettura.



Nato come passatempo e diventato molto più di quanto avessi potuto mai immaginare.
Nessuno può davvero capire cosa significhi "fare CrossFit" fin quando non lo prova sulla propria pelle. È uno sport che si ama o si odia, senza vie di mezzo, e posso certamente affermare che io l'ho amato più di qualsiasi altro sport avessi mai praticato.
 
Tutto ebbe inizio perché volevo sentirmi a mio agio con il corpo, volevo semplicemente togliere quei "chiletti di troppo" temuti da tutte le ragazze, ma non avrei mai neanche potuto immaginare che ciò che era iniziato come una semplice attività avrebbe poi del tutto stravolto la mia vita.
All'inizio di questa esperienza era mio solito, durante gli allenamenti, sentirmi a disagio: sia perché essendo l'ultima arrivata, e di conseguenza la "meno brava", non mi sentivo adatta nel vedere i bilancieri pesanti di tutti gli altri, mentre il mio era quasi sempre vuoto; e sia perché tra tutti ero la più piccola, motivo per cui mi è stato affibbiato il soprannome di "teen".

I mesi passavano e più mi allenavo, più avevo voglia di allenarmi, tanto da arrivare ad andare al box sette giorni su sette; non c'è neanche da dire che quando il mio coach se ne accorse mise subito fine a questa mia impresa folle.
Il tempo scorreva e mentre mi sentivo sempre più a mio agio con gli altri, gli allenamenti erano diventati sei: cinque giorni di allenamento ed uno di riposo attivo. Che non sono certamente pochi per una liceale che deve conciliare gli allenamenti con lo studio; nonostante la situazione fosse pesante e complicata da gestire, io ero determinata a portare avanti questo sport, mi ci volle solo "tanta forza di volontà" per prendere questa decisione.

Le skill con il passare del tempo iniziavano ad entrare una alla volta: la prima rope climb (arrampicata alla fune), il primo handstand push up (piegamento in verticale), il primo double under (salto doppio con la corda), il primo pull up (trazione alla sbarra), uno dopo l'altro iniziarono a venire, i pesi iniziarono a salire e le emozioni iniziarono a crescere; non dimenticherò mai la prima volta in cui alzai 100kg di back squat (squat con bilanciere dietro le spalle), l'adrenalina che provai quando iniziai a risalire dopo essere scesa, e l'energia con cui lo buttai a terra dopo averli tirati su definitivamente, furono sensazioni fortissime per me.

Spesso durante il wod ero solita pensare "perché lo sto facendo?!" ma poi una volta finito non vedevo l'ora di rifarlo ogni giorno, perché anche se so quanto fa male, lo adoro, adoro quella sensazione che ti fa provare.
Le prestazioni continuavano a migliorare ed insieme ai primi complimenti da parte degli altri iniziarono ad arrivare anche le prime "gare", meglio chiamarle piccole competizioni, in cui riuscii a guadagnare due primi posti in due gare di CrossFit tra box di Roma, e nella pesistica olimpica un secondo posto ed un primo nei regionali di pesistica con la FIPE.

Di seguito a questi primi approcci al mondo della competizione la prima gara importante stava arrivando, i “Roma Throwdown” erano sempre più vicini e l'ansia piano piano cresceva, avevo messo anima e cuore per arrivare fin lì e quindi, nonostante non mi sentissi in grado, decisi di non mollare dopo tutti gli sforzi che avevo fatto, decisi che mi sarei dedicata al mio scopo e così feci; arrivai ad allenarmi fino a 3/4 ore al giorno per la preparazione alla gara: non era assolutamente un peso per me dedicare quel tempo agli allenamenti, perché mi faceva stare bene con me stessa vedere le prestazioni migliorate pian piano, era diventato l'obiettivo principale in quel momento.




 
La gara era orami vicina ed all'interno del box 4 io ero diventata la teen "competitor", la tanto attesa nomina a cui qualunque crossfitter “ambisce”, che giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, una goccia di sudore dopo l'altra io mi ero finalmente guadagnata.
Nel frattempo i tanto attesi Throwdown erano arrivati ed io ero quasi incredula, mi sembrava un sogno ed in quel momento, nonostante la stanchezza, nonostante la tensione, nonostante la paura devi convincerti che tutto va bene, senza lasciare che le emozioni ti buttino giù; non devi far caso alle classifiche, non devi concentrarti sugli altri concorrenti, non devi vedere se sono bravi in questo o in quello, perché niente di ciò ti sarà d'aiuto.

Furono due giorni estenuanti a causa del caldo e dei wod fatti all'una di pomeriggio, in cui tante cose successero: dal ginocchio completamente bloccato alla fine della prima giornata, con cui non mi era neanche possibile camminare, alle mani interamente distrutte, ma dopo tante ore passate dal fisioterapista tra un wod e l'altro, dopo tante bende applicate, dopo tante lacrime e tanto sudore le gare erano finite ed un 4° posto mi aveva fatto per poco sfiorare il podio tanto sperato; ma fu in quel momento che capii che questo sarebbe stato lo sport della mia vita, in quel momento capii che non lo avrei mai abbandonato, perché nonostante dopo tutta la fatica fossi stata sconfitta, non mi lasciai abbattere, certo, versai qualche lacrima, ci rimasi un po' male lì per lì, ma la prima cosa che pensai il giorno seguente, fu quale sarebbe stata la prossima occasione di riprovarci.

È stato il momento in cui ho iniziato a piangere per non essere riuscita a salire sul podio che ho capito che sarei voluta arrivare lontano con questo sport; che ho capito cosa davvero significhi per me ed in che modo mi ha cambiato, mi sono spinta fino al limite e non è bastato, quindi dovevo solo fare in modo di far arrivare il mio limite un po' più in là e ricominciare di nuovo, perché questo sport è diventato una delle cose più importanti della mia vita che mi spinge ad andare avanti a testa alta, nonostante tutte le rinunce dovute ad esso. Mi ha aiutato a superare molti eventi difficili per una ragazza della mia età, cose che perfino gli adulti hanno difficoltà nel superare e non ringrazierò mai abbastanza questo sport per ciò che ha fatto per me.

Il CrossFit è più di quanto sembri, combina varie capacità, trova i punti deboli di ognuno. È un processo lungo con una bassissima traiettoria verso una lontana meta da realizzare.
Questa è la mia storia in relazione a ciò che significa per me il CrossFit, e mi è stato possibile realizzarla soprattutto grazie a due coach che hanno sempre creduto in me, che mi hanno aiutato a crescere in abito sportivo e che mi sono sempre stati accanto, mi hanno sempre spronata a dare il meglio e mi hanno insegnato ad affrontare le cose a testa alta cercando di guardarle in maniera positiva; ora sta a voi creare la vostra storia capendo cosa significhi davvero "fare CrossFit".

Vittoria Mollicone
 
"La parte che preferisco delle competizioni di CrossFit è la sensazione di realizzazione. Non mi importa cosa ho fatto in un giorno, se ho fatto un buon allenamento posso dire: Bene, oggi ho realizzato qualcosa, oggi mi sono migliorato”. Mathew Fraser



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