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Nutrizione

Nutrizione
Partiamo da una domanda:
Nutrizione ed alimentazione sono le stessa cosa?
 
Anche se nel linguaggio comune sono in pratica interscambiabili, i termini hanno un significato diverso. Mentre “alimentazione” rappresenta genericamente solo l’assunzione di sostanze vitali da parte di un organismo vivente, la “nutrizione” descrive invece la scienza che studia il rapporto tra regime alimentare, ciò che comunemente viene detto “dieta”, e lo stato di salute o di malattia.
 
Entrambi i concetti, per noi homines sapiens sapiens del XXI° secolo, ci fanno venire in mente il cibo nella sua accezione più ampia; ed il cibo racchiude in sé diversi aspetti che possono anche essere confliggenti tra loro.


Il cibo infatti è nutrizione, tradizione e psicologia.


Cibo come nutrizione
In primis il cibo è nutrizione poiché esso è il mezzo con cui attuare i processi biologici che consentono o condizionano la crescita, lo sviluppo e l’integrità dell’organismo vivente. Esiste un connaturato legame tra nutrizione e attività fisica. Un'adeguata nutrizione è alla base della prestazione fisica. Essa fornisce il substrato energetico e i composti chimici che contengono energia potenziale la cui liberazione consente di compiere il lavoro a carico dei diversi tessuti. Inoltre, i vari nutrienti riforniscono l’organismo degli elementi necessari al riparo e alla rigenerazione di nuove cellule nei diversi tessuti.
Non dimentichiamo infine che una corretta nutrizione può contribuire a mitigare, risolvere o curare anche alcune malattie, secondo le sapienti parole del padre della medicina Ippocrate, “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”.

 
Cibo come tradizione
In secundis il cibo è tradizione poiché rappresenta parte del patrimonio culturale di una comunità biologica di individui. È il legame tra l’uomo e lo specifico ecosistema in cui si trova ad abitare. Noi italiani, molte volte, affermiamo con orgoglio la nostra egemonia in ragione della ricchezza enogastronomica che caratterizza l’italica terra; e qui di esempi ne potremo fare davvero a bizzeffe, oltre al classico trittico pasta pizza e vino, con il serio rischio di far indigestione di acquolina in bocca solo a sentir pronunciarne i nomi.
Anche le prescrizioni legate al cibo concorrono a definirne la dimensione simbolica. Pensiamo ai divieti alimentari legati al cristianesimo, come l’astinenza dalla carne in determinati periodi, fattore la cui importanza è stata ampiamente sottovalutata nel propagandare la cosiddetta “dieta mediterranea”. Ogni popolo ha (anche) nel cibo la propria identità e l’identità si trasmette (anche) tramite il cibo.

 
Cibo come psicologia
Terzo aspetto, anch’esso fondamentale, è quello psicologico. Come recita un vecchio proverbio, c’è chi mangia per vivere, pochi, e chi vive per mangiare, molti. Perché nel cibo si ricerca l’appagamento, oltre che la mera sopravvivenza. È una sicura fonte di consolazione, ma anche di gratificazione. Può essere il contorno per la socializzazione, ma anche l’ancora di salvezza per combattere la noia. Per non parlare poi dell’aspetto dipendenza, come una droga qualsiasi. Tutte caratteristiche che inoltre vengono sapientemente, ed alcune volte diabolicamente, sfruttate dall’industria alimentare.
 
 

Come sentenziava Ludwig Feuerbach: L’uomo è ciò che mangia. Come il filosofo tedesco affermava nella seconda metà del XIX° secolo, nel mangiare si condensa la cultura e lo spirito di un popolo. Il mangiare non corrisponde mai solamente alla dimensione materiale e nutritiva ma condensa anche la dimensione simbolica, legata a tradizioni storiche e culturali.

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